Dripping fotografico

IL PITTORIALISMO DI KATIA MANDELLI

La metamorfosi della fotografia: un processo in comune con quello della pittura e, pur partendo da posizioni divergenti, spesso l’approdo è stato il medesimo.

In fotografia il mezzo si è evoluto sempre più tecnologicamente ma, minimizzando visivamente  l’apporto, i fotografi hanno spesso prodotto segni analoghi a linguaggi più carichi di prestigio: l’identificazione con la pittura e la grafica è stata definita pittorialismo. Lo scambio d’esperienze ha determinato ideologicamente la condivisione della pittura con la struttura estetica propria della fotografia.

Il pittorialismo fotografico nasce talvolta inconsapevolmente. Aprono ulteriori spazi alla visone le immagini, riprese fotograficamente, di graffiti murali, della spettacolare scenografia delle cattedrali ecc. Ma, rinunciando a inventare, queste immagini saranno da valutare come un’ipervalutazione del linguaggio fotografico?

Nella carica emotiva dei pensieri di Katia Mandelli si avverte subito il fascino allusivo d’uno stretto legame con la pittura. È il luogo che accoglie Kathia e lei vi si fonde intimamente, ma con uno sguardo lungimirante; i suoi scatti si permeano dell’armonia e bellezza  di questo immenso spazio creativo, le ripetizioni avvengono a lungo, ma poi il chiuso si riapre improvvisamente e, d’un tratto, una nuova culla dondola fintanto non diventi adulta una nuova alleanza pittorica. 

Dapprima,  i soggetti raffigurati in fotografia da Katia Mandelli hanno subìto  una costante smaterializzazione: le forme spariscono e, con impalpabili effetti di luce, i colori diventano un simbolo. 

Poi le formule cambiano e, nelle più recenti immagini fotografiche di Katia  (ma solo dopo aver srotolato a lungo dal gomitolo il filo dei pensieri), ora ritrova il suo senso e la sua fisonomia lo spazio pittorico di Jackson Pollock. Convergenze? Certamente un orientamento concettuale e questo ricupero serve ad esprimere una carica d’energia ancora incandescente che appartiene alla bellezza che trascende la realtà, la trasforma e la tinge di colori inaspettati, come se si trattasse di un processo di fotosintesi.

In queste fotografie di Katia Mandelli diventa spesso riconoscibile la figura robusta degli alberi; attraverso l’espressionismo astratto essa si converte e assume una dimensione emozionale che la realtà spesso non ci assegna. La dimensione dell’albero si trasforma, con il suo corpo carnale si raggiunge un equilibrio (forma e colore – vuoto e materia) dal quale nascono mille forme di vitalità e, perciò, un’affascinante visione.

 La fotografia rimane immortale, malgrado che non sia tracciata una sua  linea linguistica per eccellenza. Il suo lessico è fluido come linfa preziosa e  fa  capo a un vocabolario infinito. Katia Mandelli sa comporre frasi e testi e, in modo seducente, ci coinvolge e ci stupisce.

Katia è circondata dalla fotografia.

A cura di Franco Semini